All'età di circa nove anni, una sera di primavera, mio padre mi portò sul pontile di Marina di Massa. Vi trovammo molti compagni, erano tutti là radunati. Si protestava contro la Francia di Chirac, contro gli esperimenti nucleari. Mio padre ne salutava molti, si fermava a chiacchierare ora con l'uno ora con l'altro. Io non capii bene il perchè di quell'uscita serale. Non uscivo mai di sera, a quell'epoca. Ciò che è sicuro è che mi annoiavo, esaminavo i volti accesi dei compagni, i loro baffi sporchi, i loro capelli radi, gli occhiali enormi. C'erano anche alcuni cartelli e striscioni, ma nessuno sembrava avere intenzione di dare una forma qualunque a quel raduno, nessuno parlò a nome di tutti gli altri, nessuno intonò slogan - del resto non avevo idea di cosa significasse manifestare. Notai uno striscione che diceva "Boicottiamo la Danone e la Nestlé!". Mi colpì in modo particolare, pensai subito al Nesquik, ai gelati, al budino. Mi affrettai a chiedere a mio padre che cosa volesse dire "boicottiamo". Mi spiegò che sarebbe stata cosa buona e giusta non comprare più i prodotti della Danone e della Nestlé. "Perchè?", "Perchè sono francesi"..."Ah"...
Mi rattristai prefigurando la prossima restrizione dei beni alimentari disponibili nella dispensa e nel frigorifero, e tornai ad esaminare quelle facce arrossate dal vento freddo senza capire assolutamente di cosa stessero parlando.